Un colpo di badile per rompere un mistero che dura da secoli.
Scavano, gli archeologi, nel pezzo di terra a fianco dell'ex convento di San Francesco a Conegliano, proprio nel cuore della città: tra i resti della chiesa abbattuta dai napoleonici che due secoli dopo stanno tornando alla luce potrebbe spuntare un pezzo di marmo con un nome noto, e non solo da queste parti, come quello di Gian Battista Cima.
Della morte del pittore al quale è legata indissolubilmente Conegliano (non a caso ribattezzata la città del Cima) poco o nulla si sa, e sul luogo della sepoltura da secoli litigano storici e biografi.
«Alcuni sono convinti - spiega l'architetto Michele Potocnik, studioso coneglianese nonché progettista del parcheggio - che il Cima sia sepolto a Venezia, nella chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari, in virtù di un documento dal quale si evince che il figlio del pittore aveva dato dei soldi a un frate di questa chiesa perché fosse recitata una Messa in suffragio. Ma questo fatto ad avviso di altri storici non è affatto risolutivo, anzi potrebbe essere del tutto casuale».
L'asso nella manica dei biografi che propendono per l'altra opzione, ovvero che il Cima sia sepolto nella città natale, è costituito dalla certezza che la tomba di famiglia del pittore si trovava proprio all'interno della chiesa del convento dedicato a San Francesco, distrutta all'inizio del XIX secolo.
«E' vero che Cima visse buona parte della sua vita a Venezia - ricorda ancora Potocnik - ma è altrettanto vero che in estate tornava a curare i suoi affari a Conegliano. E se pensiamo che la morte dovrebbe essere avvenuta in settembre, ecco che in quel periodo il pittore avrebbe potuto essere proprio nella città natale».
Una zona d'ombra destinata a rimanere tale, a meno che dagli scavi in corso non arrivi la soluzione di questo piccolo giallo della storia dell'arte. «Che la tomba del Cima sia qui - sottolinea Francesco Cozza, funzionario della Sovrintendenza incaricato della direzione dello scavo - è plausibile, ma per scoprirla ci vorrebbe anche un po' di fortuna. Paradossalmente potremmo imbatterci in essa senza accorgerci di quel che abbiamo trovato se non ci fosse accanto ad essa la lapide col nome del pittore».
In ogni caso i lavori - finanziati dalla Fondazione Cassamarca e portati avanti con grande attenzione dagli esperti del Gruppo Dottor - continuano a riservare sorprese.
Scavando nel sottosuolo del terreno a fianco del convento restaurato, dove si trovava il chiostro distrutto dai francesi insieme alla chiesa, gli archeologi hanno individuato tutto il perimetro dell'antico edificio, con al centro una splendida cisterna pozzo alla veneziana, di pianta quadrata, quattrocentesca e quindi più antica rispetto a quella trovata nel corso dei lavori di un anno fa nel chiostro attiguo.
A pochi metri dalla cisterna è tornato alla luce un forno fusorio per campane, un ritrovamento che ha fatto esultare gli esperti.
«Questi forni - spiega l'archeologo Riccardo Ercolino, collaboratore della Sovrintendenza - venivano realizzati sul posto proprio per realizzare in loco le campane. Nel Veneto questo ritrovamento ha un solo precedente, peraltro non musealizzato come avverrà qui a Conegliano».
Tutto il materiale emerso grazie allo scavo - tra l'altro rosari, medagliette votive, oggetti devozionali trovati nel sepolcreto sotto il chiostro - tornerà infatti a Conegliano mentre i resti della chiesa (che si trovano a fianco dell'area destinata a diventare parcheggio sotterraneo a servizio dell'ex convento ora sede di master universitari) saranno trasformati in parco archeologico.
«Sarà la conclusione di un lavoro veramente ben fatto - sottolinea Francesco Cozza - non sempre troviamo questa attenzione quando vengono eseguiti interventi di questo tipo, e sotto questo aspetto vanno lodate la sensibilità della Fondazione Cassamarca e del presidente Dino de Poli, che finanzia l'intervento, e la professionalità della ditta Dottor».
La speranza, in primis dei coneglianesi, è che Fondazione faccia anche l'ultimo sforzo finanziando l'ultimo step dei lavori.
Merita segnalare un altro aspetto singolare di questo intervento: tutte le fasi dei lavori illustrate da fotografie anche spettacolari possono essere rivissute in rete attraverso il sito www.orizzonte2004.it.
Una vera chicca per gli appassionati di archeologia e dintorni, nel quale speriamo di poter leggere presto che nella città del Cima riposa anche il suo figlio prediletto.
Tiziano Graziottin (da Il Gazzettino di Treviso, 19 dicembre 2003)