Punta della Dogana
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Una sfida all’ultimo nella gestione di cantiere
Guardando Punta della Dogana da Piazza San Marco, l’edificio sembra un triangolo che galleggia sull’acqua. La struttura, risalente al XIII secolo, da sempre di proprietà del Demanio e decaduta in uno stato di abbandono, ospitava in origine i magazzini del sale successivamente "Dogana da Mar" grazie alla posizione strategica tra le acque del Canal Grande e quelle della Giudecca. François Pinault, già proprietario di Palazzo Grassi, ha stipulato una convenzione con il Comune per riconvertire gli storici spazi di questo complesso nel nuovo Centro d’Arte Contemporanea che ospita la sua collezione permanente. Palazzo Grassi SpA ha incaricato lo studio di architettura Tadao Ando Architect & Associates di Osaka di realizzare il progetto di restauro, e Dottor Group in qualità di general contractor. Mattone dopo mattone, pezzo dopo pezzo, il complesso è stato completamente restaurato, rinforzato, ma anche rinnovato sotto l’aspetto architettonico e artistico. Al centro dell’edificio, su progetto di Tadao Ando, Dottor Group ha costruito un cubo: mura di cemento alte 7 metri, lisce come la seta. Le attività, accuratamente pianificate, sono state realizzate con particolare attenzione anche per quanto riguarda il rispetto dei tempi: solo così è stato possibile restituire alla città lo storico complesso in anticipo rispetto all’apertura della Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia 2009.
I muri di cemento di Ando
Di particolare interesse sono i muri di cemento progettati da Tadao Ando per delineare il nuovo spazio per il museo di arte contemporanea. La struttura esistente è stata liberata dalle superfetazioni riportandola al suo impianto originario, e sono stati aggiunti solo alcuni elementi di modernità. I muri, uno di questi elementi chiave, sono il simbolo di un crocevia per un edificio che un tempo era emblema del commercio, e ora rappresenta il luogo dove passato, presente e futuro si incontrano nel contesto dell'arte contemporanea.
I muri Ando sono di cemento a vista, lisci come la seta e lucenti, evocando una materialità e perfezione formale tipicamente giapponese. Le mura formano un cubo all'interno della galleria principale, ogni lato misura 16 m di larghezza, 30 cm di spessore e 7 m di altezza. La loro costruzione ha rappresentato una delle più grandi sfide durante il restauro: mai prima di allora sono stati costruiti i muri Ando a Venezia. Inizialmente, Dottor Group ha simulato e studiato nel dettaglio l'operazione sulla terraferma. I casseri sono stati progettati e costruiti con pannelli di dimensione 90 x 180 cm, trasportati in cantiere su delle chiatte, poi assemblati con la massima precisione per garantire un risultato impeccabile. Il montaggio e il posizionamento dei casseri mediante due gru è stata un'operazione estremamente delicata data la necessità di far passare i pannelli tra le capriate esistenti del XVII secolo. Il getto è avvenuto in otto fasi distinte per un periodo di due mesi. Al fine di garantire un ottimo risultato, gli ingegneri hanno studiato per mesi la granulometria (percentuali di sabbia e ghiaia), il rapporto acqua/cemento e la tipologia di additivi fluidificanti e ritardanti. Delle chiatte hanno trasportato le betoniere e le pompe; il lavoro è stato eseguito all'alba o durante la notte per evitare le onde delle imbarcazioni di passaggio perché anche una piccola oscillazione fa sì che il braccio della grande pompa ondeggi di alcuni metri. Il cemento è stato pompato a poco a poco, mentre otto tecnici muniti di aghi vibranti eliminavano le bolle d'aria. 48 ore dopo i casseri sono stati rimossi per rivelare un’unica superficie perfetta, con l'illusione di leggerezza ed eleganza.
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